Molti non sanno che la provincia di Reggio Emilia figura tra i territori più interessanti in Italia per lo studio e la raccolta dei tartufi. Uno dei motivi di tanta abbondanza è la sua composizione geologica con la presenza di diversi tipi di terreni posti a diverse quote altitudinali, con una copertura vegetale variegata.

Molto lavoro è stato fatto per censire le molteplici specie fungine ipogee (i tartufi, appunto) reperibili nella nostra provincia ed i risultati ottenuti sono anche il frutto dei diversi convegni internazionali organizzati dalla associazione micologica reggiana e patrocinati dai locali enti provinciali e regionali. Sono state compiute ricerche su gran parte del territorio a partire dai boschi collinari fino a quelli dell’alto crinale ed a questa attività hanno collaborato tartufai provenienti da diverse regioni italiane insieme ai membri della Associazione Provinciale Tartufai Reggiani, con i loro cani al seguito. Dopo oltre un ventennio dall'inizio del citato censimento è emerso che, il numero complessivo delle specie di funghi ipogei presenti sul nostro territorio provinciale è di ben 102 unità. Fra le specie rinvenute nel corso delle ricerche nel territorio reggiano figurano la Gigaspora lazzarii, dedicata al dott. Giacomo Lazzari, uno fra i promotori di queste ricerche, ed il Tuber regianum, unica specie di tartufo dedicato ad una città. Entrambe le specie sono risultate essere nuove per la scienza.

Le credenze popolari riguardo ai tartufi sono spesso errate. Per molti i più pregiati sono quelli di Alba, per altri quelli di Acqualagna o di altre località. Cosa certa è che una specie di tartufo non è
più o meno buona a secondo della località nella quale si riproduce, ma dal tempo che impiega a compiere il suo intero ciclo riproduttivo, dalla profondità ove si trova il carpoforo (cioè il frutto
vero e proprio, quello che si mangia) e in parte anche dal tipo di terreno più o meno permeabile all’acqua e al sole. In questo, i tartufi reggiani sono particolarmente favoriti: essendo il nostro
terreno ricco di argilla, la crescita del tartufo risulta compressa da questo terreno compatto e poco permeabile. Ne risultano tartufi magari brutti e irregolari nella forma ma che hanno conservato tutto il loro aroma!
Altra inesattezza è quella di ritenere che i grani di tartufi siano di ottima qualità solo a completa maturazione. Se questo è certamente vero per ortaggi e frutta, per i tartufi le cose cambiano. Si possono trovare grani di tartufi completamente maturi, con i semi (cioè le spore) già pronte per la riproduzione, ma privi di profumo. Ciò è dovuto al fatto che essendosi sviluppati a pochi centimetri di profondità, il loro aroma molto volatile è stato disperso dall’acqua e dal calore del sole.
Vi sono pure altre dicerie sul fatto che le diverse fasi lunari abbiano influenza sulla riproduzione e maturazione dei tartufi, ma a questo ultimo riguardo, non essendovi nulla di scientificamente provato, limitiamoci a dire che tutte le idee sono degne di rispetto, ancorché opinabili.